Può una poesia essere denuncia sociale? Può essere proclama, manifesto, invettiva, dialogo, accesso all’idea, semantica dell’etica? Se la risposta è sì, “nessun problema”, come si dice nelle viscere sarcastiche della in-civiltà. In ricordo di L. Ferlinghetti.
Archivi dell'autore:Gisella Blanco
“Storia dell’aeroplano”
Quando un poeta ci spiega un fatto e ce lo descrive con qualche parola e molti spazi vuoti, quando un poeta si accorge che c’è terra bruciata in tutto il mondo e sul vento delle ceneri lascia che si dipani la libertà del dolore, quel poeta no, non può morire. L. Ferlinghetti in Storia dell’aeroplano.
“Poesia come arte che insorge”
E non sarà della sua morte che parlerò, non sarà del ricordo o della nostalgia: parlerò solo di quell’attivismo civico che diventa linguaggio per tornare corpo e riposizionare la biologia dell’etica dentro gli scheletri dell’umano. Ferlinghetti ci dimostra l’immortalità della parola poetica, anche il giorno della sua morte.
“I poeti di sette anni”
Rimbaud giovanissimo scrive dell’esser poeta a sette anni, dell’austerità delle madri scritturate ai libri del dovere, di sciami di altri bimbi vagamente familiari e così tanto estranei, della Bibbia da leggere e del segreto oppresso, dell’amore negato a un Dio che non ama e del sogno in cui dal sacro pube d’infante si prende ilContinua a leggere ““I poeti di sette anni””
“Sognato per l’inverno”
Un giovanissimo Rimbaud canta i primi amori, i primi treni, i primi baci che scheggiano la pelle come lame sul collo, i primi incubi e la prima ricerca-mutua e solidale- della bestia che imprime le tappe, le soste, le esperienze e le rivoluzioni.
“Sensazione”
Arthur Rimbaud si proclamava veggente e la poesia era quella voce interiore implacabile, veemente e assordante che chiamava alla vita. Sale l’amore nell’anima, sale la poesia in tutta la carne dell’essenza umana.
Fimmina che legge dialoga con me…
…di poesia, di linguaggio, di società. https://www.facebook.com/1122245341199925/posts/3672249459532821/?d=n
“Cantici”
Se siete convinti che Prévert canti “solo” d’amore, forse non avete letto tutto il resto oppure è dell’amore che tutto il resto non avete ancora scoperto, in un avanzamento da “trionfatorto” semi-divino.
“Canzoniere della morte” 3
Di chi parla Salvatore Toma? Di un Dio esterno o superiore? Di un’amante? O, tra le stranezze della mente, egli parla di sé? Einaudi edizioni.
“Canzoniere della morte” 2
Cosa può accadere di più a un uomo che essere solo? Gli spetta forse una sola morte, a fronte delle molte semi-morti mortali che toccano a chi di fama vuol vivere (e morire)? E se la fama fosse un bavaglio, un sonnifero dell’empatia, una sentenza autoimposta di rarefazione del sé? Ne vale la pena? SalvatoreContinua a leggere ““Canzoniere della morte” 2”