Avete presente quando una poesia riesce a bloccarvi il fiato in gola, rendendo quella complessità, insita tra le parole e il bianco degli spazi, la necessaria ermeneutica della mente che tratta la carne e della carne che lavora il pensiero? È appena accaduto ciò, all’altezza dello sterno in subbuglio che si era accostato a unaContinua a leggere ““Nell’atrio, in attesa””
Archivi dell'autore:Gisella Blanco
Il mito del gatto per Dario Bellezza
Il mito del gatto è un tema ricorrente in ogni forma d’arte. Per Dario Bellezza, i suoi amici solitari, nella loro innocenza animalesca rappresentano il tramite lirico tra il poeta e il suo travagliato io, dilaniato tra l’afflato alla provocazione e la depressione del decadimento sociale. Un gatto, si sa, vive una nobiltà intrinseca eContinua a leggere “Il mito del gatto per Dario Bellezza”
Dario Bellezza, Roma e gatti
Dario Bellezza, nella sua Roma degli anni Sessanta, in un viscerale e asfittico relazionarsi alla società che non corrisponde i suoi intenti di protesta, ritrova nel gatto la fulgida armonia-seppur sempre nostalgica e sofferta- tra il suo io esperenziale, prima che lirico, e la parola poetica che si fa rappresentazione scabra di un erotismo cheContinua a leggere “Dario Bellezza, Roma e gatti”
Dario Bellezza e i gatti
Dario Bellezza torna a posta alla Stazione per offrirti il “cibo che ti tiene in vita,te e il tuo piccolo figlio adottivo”. “La famiglia si è accresciuta” e Dario si sente dilaniato ma non più solitario. Il poeta parla di una gatta o di se stesso?
“Carne e cielo”
Con Pier Paolo Pasolini è tutta una frenesia di amore e repulsione, oscenità sacrale ed empia pudicizia. Questa poesia fa parte della raccolta L’usignolo della Chiesa cattolica, in cui il poeta affronta la disgregazione della purezza in funzione dell’eros dell’età adulta, a cui non può-non vuole sottrarsi ma che vive contraddittoriamente come una catarsi inversa,Continua a leggere ““Carne e cielo””
“Deserto”
Uno stralcio di Deserto di Pasolini, in cui il poeta si dilania tra l’essere e il dover essere, tra l’io e la notte, tra l’oscenità della finzione e la sincerità del nudo. Si resta soli se non ci sono parole da indossare.
“Lingua”
Lingua è una graffiante poesia di Pasolini, di cui riporto l’ultima strofa. Il poeta accetta la sua carne nella carnalità che è ontologia ideologica e pensiero oggettivante. Isterismo è vestigia, ardore, opposizione, ricerca. Se mi rifiuti per come sono, non muto. Dagli urti nasce l’educazione alle carezze.
Jacques Prévert in “Sole di notte”
Giovanni Raboni, nella prefazione a “Sole di notte” Tea Edizioni, ci avverte: Jacques Prévert non si piange addosso, non fa della fascinazione per la giovinezza un pietismo lirico opprimente. Non banalizza, non si disarma e non preclude vitalismo alle crepe del tempo, della storia, della vita. “Con tenerezza sconforto e amicizia” il poeta guarda all’oggi,Continua a leggere “Jacques Prévert in “Sole di notte””
“Salvezza”
Jacques Prévert, giocoliere di parole e simboli, poeta indiscusso e discussissimo, ci dice della finzione della salvezza e ce lo dice con un cappello posato sul letto e una fuga sventata. Cosa ne è di noi se non abbiamo di cosa morire?
“Sole di notte” di Jacques Prévert
Giovanni Raboni introduce la raccolta di Jacques Prévert tradotta da una giovane Vivian Lamarque iniziando così: “Ancora Prévert? Ma sì, ancora Prévert”. Ma era il 1994 e a me piace immaginare le mani della mia mamma che acquistarono questo libro Tea Edizioni, Poeti del nostro tempo, affinché io, oggi, nell’assenza di tutti loro, possa sentirmiContinua a leggere ““Sole di notte” di Jacques Prévert”