Dario Bellezza, Roma e gatti

Dario Bellezza, nella sua Roma degli anni Sessanta, in un viscerale e asfittico relazionarsi alla società che non corrisponde i suoi intenti di protesta, ritrova nel gatto la fulgida armonia-seppur sempre nostalgica e sofferta- tra il suo io esperenziale, prima che lirico, e la parola poetica che si fa rappresentazione scabra di un erotismo cheContinua a leggere “Dario Bellezza, Roma e gatti”

“Carne e cielo”

Con Pier Paolo Pasolini è tutta una frenesia di amore e repulsione, oscenità sacrale ed empia pudicizia. Questa poesia fa parte della raccolta L’usignolo della Chiesa cattolica, in cui il poeta affronta la disgregazione della purezza in funzione dell’eros dell’età adulta, a cui non può-non vuole sottrarsi ma che vive contraddittoriamente come una catarsi inversa,Continua a leggere ““Carne e cielo””

“Lingua”

Lingua è una graffiante poesia di Pasolini, di cui riporto l’ultima strofa. Il poeta accetta la sua carne nella carnalità che è ontologia ideologica e pensiero oggettivante. Isterismo è vestigia, ardore, opposizione, ricerca. Se mi rifiuti per come sono, non muto. Dagli urti nasce l’educazione alle carezze.

Jacques Prévert in “Sole di notte”

Giovanni Raboni, nella prefazione a “Sole di notte” Tea Edizioni, ci avverte: Jacques Prévert non si piange addosso, non fa della fascinazione per la giovinezza un pietismo lirico opprimente. Non banalizza, non si disarma e non preclude vitalismo alle crepe del tempo, della storia, della vita. “Con tenerezza sconforto e amicizia” il poeta guarda all’oggi,Continua a leggere “Jacques Prévert in “Sole di notte””

“Sole di notte” di Jacques Prévert

Giovanni Raboni introduce la raccolta di Jacques Prévert tradotta da una giovane Vivian Lamarque iniziando così: “Ancora Prévert? Ma sì, ancora Prévert”. Ma era il 1994 e a me piace immaginare le mani della mia mamma che acquistarono questo libro Tea Edizioni, Poeti del nostro tempo, affinché io, oggi, nell’assenza di tutti loro, possa sentirmiContinua a leggere ““Sole di notte” di Jacques Prévert”

“Conseguito silenzio” ancora…

Paul Celan, utilizzando il tedesco, lingua amaramente segnata dalla storia e nella storia, scoperchia il vero e la cicatrice, le nomina, le liricizza e rintraccia il continuo succedersi alla vita della vita, anche dopo la barbarie di tutta quella inconcepibile morte che continua a travasare dal ventre degli uomini, perfino di quelli che pensano diContinua a leggere ““Conseguito silenzio” ancora…”