Wislawa Szymborska, premio Nobel nel 1996, con la buona pace dei detrattori, è senza dubbio una voce fuori dal coro, non riducibile a un movimento preciso che, con la sua ironia, racconta la ferocia delle piccole cose e ci mostra quanto siano gigantesche, così come lo siamo (o possiamo essere) noi. E se il DioContinua a leggere ““Film-anni Sessanta””
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“Radici”
Di radici, di notti, di terre profonde verso il basso e apocalittici cieli lanciati in alto, di abbracci indefessi e di tutto ciò che si può imparare da se stessi: Gabriela Mistral in Sillabe di fuoco. Bompiani.
“Ballata del mio nome”
Gabriela Mistral e il suo spirito anti convenzionale attento e rivolto a difendere i molti diritti di chi vive con pochi diritti, prova a riscattare il primo diritto che sancisce nel suono l’identità: il proprio nome di donna. Bompiani.
“Canzone delle ragazze morte”
Gabriela Mistral, premio Nobel nel 1945, poetessa, educatrice e femminista dall’incredibile impegno civile e politico verso i discriminati, le donne e i diritti umani, ci regala una poesia delle piccole cose che, con grande afflato panico, abbraccia l’universale nel dettame del soggettivo, il sacro nella parola del quotidiano e ogni origine nell’eversione della maternità cheContinua a leggere ““Canzone delle ragazze morte””
“Frau Freud”
Cosa ci dice la signora Freud dei tanto acclamati-temuti-“sovradimensionati”-iperstimati-nobilitati-imbellettati-antropologizzati attributi maschili? Che sono un pelino strabici, poveretti. Carol Anne Duffy in La moglie del mondo, Le lettere Edizioni.
“Berretto Rosso”
Con la lirica moderna e irriverente di Carol Anne Duffy, essere “La moglie del mondo” non è più così male, così stretto, così avvilente anzi, consente una riscrittura in HERStory che evade dalla tracotanza del femmineo per giungere al femminile, Radice di se stesso e di tutto il resto. Attraverso una vincente e avvincente eteronimia,Continua a leggere ““Berretto Rosso””
“Tacete, o maschi”
“Tacete, o maschi” è una poesia della poetessa marchigiana Leonora della Genga, esponente di un petrarchismo politico e sociale (e non solo amoroso) e ritenuta inventrice di “sonetti scherzando perpetuamente con due voci” (che non so quanto sia effettivamente un riconoscimento di lode), ci dice, già nel 1300, come le donne, a pieno diritto, potesseroContinua a leggere ““Tacete, o maschi””
“Triste riva”
La parola non assolutizza ma definisce nella vaghezza dell’emozione attraverso la trasfigurazione della natura nominalistica e aggettivata in stratificazione esistenziale, visione psichica, disvelamento orfico che si appunta nel sapore caldo della saliva d’un amore, d’un lutto o di uno dei molteplici sé. Giorgio Caproni nella raccolta “Ballo a Fontanigorda”. Garzanti Libri
“Iscrizione”
Se l’enjambement è l’accavalciamento delle parti di una strofa per imprimere un andamento specifico di ritmo, la poesia di Giorgio Caproni è l’ossimorica stretta elastica del senso al suono e del sentimento alla parola, così sottile, gentile, attenta e prudente da poter essere, Giorgio, a ragion veduta, l’ultimo poeta che può scrivere assonanze come “cuoreContinua a leggere ““Iscrizione””
“Nebbia”
Tratta dalla raccolta “Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee”, in “Nebbia” Giorgio Caproni con il suo eccentrico pacato post-ermetismo che Pasolini definisce “espressionista” perché supera, con il moto dell’emozione, l’impressione cromatica dell’esistenza rarefatta in endecasillabi, sguaina la spada gommosa della parola che diventa interiezione psichica ed evento ordinante dell’ammonizione al razionalismo. D’altronde, come scrisseContinua a leggere ““Nebbia””