Mark Strand percepisce la distanza delle cose dal sé, la ritrae irretita in quartine dalla limpidezza scostante, che accennano alla vita lì dove fuggono la vita stessa, dopo una notte intera con la luna che vuole andare via. Poesia Mondadori.
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“Dalla lunga festa triste”
Mark Strand, attraverso il suo pessimismo quasi nichilista, ci regala versi nostalgici che rievocano memorie assimilanti di uomini e di oggetti come se lo spazio fosse una contrita danza di timida gioia da non dire. Da “L’ora tarda”, @Librimondadori.
“Il porto sepolto”
Cari amici de #ILibrofili, vi propongo un testo immortale di G. Ungaretti in cui l’amnesia composta e battente del reale diventa afflato alla vita, proprio lì dove imperversa la morte, ultima roccaforte di dignità comune. Da “Il porto sepolto”. Che ne pensate? Oscar Mondadori.
Il Porto Sepolto
Giuseppe Ungaretti, attraverso una brevitas libera da metrica, disvela l’atavica fragilità umana nella lievità di elementi naturali che diventano rivelazione di energia panica salvifica. Il dolore coincide con la sua possibilità di rivoluzione, il suo apice è la sua liberazione da se stesso o, se si preferisce, da noi stessi. Poesia Mondadori.
“Caldo buono”
Raffaele Carrieri, poeta tarantino dei primi del ‘900, ci offre una poesia in movimento, ricca di metriche differenti e tensioni intime che si rivelano per brevi istanze cronologico-emotive prima che linguistiche. Tratta da Poesie scelte 1976, Arnoldo Mondadori editore.
“Bocca immonda”
Dalla “bocca immonda” del femminile, rosso sangue mestruale, rosso sofferto, rosso vino e ciliegie e letture e parti fisico-psichici, rosso tramonto e rosso scarlatto delle lettere che ci sono state impresse e ci siamo strappate via dalla pelle a sangue, ancora sangue, rosso d’ogni origine.
“Padre Nostro”
Cos’è l’atipoesia se non una poesia che rivela senza indugi e si oppone a se stessa chiosando contro le maree della società? Nicanor Parra si appella a un Padre Nostro molto bisogno del perdono umano: ecco l’umanità del divino e la sacralità dell’uomo che si uniscono nella stessa anti-preghiera. Bompiani.
“Sesso, consolazione della miseria”
“Sesso, consolazione della miseria” nella “facilità dell’amore” è antropologia del degrado ed evidenza di come l’anatema abbia in sé il potere di demolire e salvare, vanificare ed elevare, disumanizzare e, poi, riumanizzare. Da “La religione del mio tempo” di un immortale Pasolini, Garzanti Libri.
“Serata romana”
“Serata romana” in cui si vaga per la città come fosse una vita, una vita intera di sampietrini e fontane, si percorre in modo ossessivo, agghiacciante, in perdurante monito di (certi) tintinnii familiari che non dicono altro che cucina, abitudine e millenari pasti consumati all’ombra di “misere mete”. Accontentarsi è viltà, essere diversi è innocenzaContinua a leggere ““Serata romana””
“Ballata delle madri”
Questa notte ho sognato di difendermi da un attacco di un detrattore con il nome di un poeta che, nella sua aura psichica e artistica, avrebbe fatto valere la voce di chi lo nomina ancora: Pasolini. Ed eccomi qui con “Poesia in forma di rosa”, raccolta pubblicata da Garzanti nel 1964 e la poesia “BallataContinua a leggere ““Ballata delle madri””