Giovanni Raboni, nella prefazione a “Sole di notte” Tea Edizioni, ci avverte: Jacques Prévert non si piange addosso, non fa della fascinazione per la giovinezza un pietismo lirico opprimente. Non banalizza, non si disarma e non preclude vitalismo alle crepe del tempo, della storia, della vita. “Con tenerezza sconforto e amicizia” il poeta guarda all’oggi,Continua a leggere “Jacques Prévert in “Sole di notte””
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“Salvezza”
Jacques Prévert, giocoliere di parole e simboli, poeta indiscusso e discussissimo, ci dice della finzione della salvezza e ce lo dice con un cappello posato sul letto e una fuga sventata. Cosa ne è di noi se non abbiamo di cosa morire?
“Sole di notte” di Jacques Prévert
Giovanni Raboni introduce la raccolta di Jacques Prévert tradotta da una giovane Vivian Lamarque iniziando così: “Ancora Prévert? Ma sì, ancora Prévert”. Ma era il 1994 e a me piace immaginare le mani della mia mamma che acquistarono questo libro Tea Edizioni, Poeti del nostro tempo, affinché io, oggi, nell’assenza di tutti loro, possa sentirmiContinua a leggere ““Sole di notte” di Jacques Prévert”
“Conseguito silenzio” ancora…
Paul Celan, utilizzando il tedesco, lingua amaramente segnata dalla storia e nella storia, scoperchia il vero e la cicatrice, le nomina, le liricizza e rintraccia il continuo succedersi alla vita della vita, anche dopo la barbarie di tutta quella inconcepibile morte che continua a travasare dal ventre degli uomini, perfino di quelli che pensano diContinua a leggere ““Conseguito silenzio” ancora…”
“Conseguito silenzio”
È tardi, molto tardi ma solo vicino alla lama si rende dignità al sangue, quello di chi vive e di chi muore, di chi scrive e di chi si trafigge di silenzio. Paul Celan, Conseguito silenzio.
“È un pomeriggio di primavera”
Se “una donna si è messa ai fornelli e cucinando fiori canta”, dall’altra parte un uomo cieco la guarderà vedendo solo impurità lì dove, invece, tutto può essere. Anne Sexton in Poesie d’amore.
“Guerra civile”
Alla fine di una guerra civile, delle esequie di Dio e della fine della carne c’è un tempio di pelle viva dentro cui la donna canta se stessa. Anne Sexton in Poesie su Dio.
“Frenesia”
Tutti i giorni do corpo al Dio in cui crede la mia macchina da scrivere” e ci saranno angeli a spalancare finestre ma ogni sacralità non sarà che del cuore. Anne Sexton in Poesie su dio.
Epinicio 3 di Bacchilide.
Questo è uno stralcio di Epinicio di Bacchilide, poesia lirica corale dell’antica Grecia. Sembra proporre una visione scettica, disincantata e distaccata della gamma valoriale tipica dell’epos greco.
“La vita sessuale degli altri”
Voi datemi qualche ora mattutina e io vi scoverò poesie insolite, remote, indispettite e scorrette. Come in questo caso, che M. Atwood mette a nudo la brutalità del corpo per giungere all’insegna a neon dell’amore. Da questa parte!