I miei personali auguri per questo Natale.

Posti i limiti inderogabili a cui tutti ci dobbiamo attenere per la tutela della salute privata e collettiva, accettati assieme a quel patto sociale originario che ci rende cittadini di una individualità necessariamente relazionale, festeggiate. Non lasciate che vi dicano che la festa(privata, intima, interiore e declinata nelle modalità in cui è lecito al momento attuale) è un subdolo negazionismo della sofferenza che sembra attaccarci da fuori ma poi, scopriamo, essere tutta viscerale. Non lasciate che vi impongano rigori emotivi che non consentano di riempire il calice di questa sera- ognuno ha il suo- con tutte le vostre lacrime e farne vino, berlo ed essere, ciascuno, Cristo evaso dalla propria croce per continuare a omaggiare il ventre terrestre che ha reso toccabile la sua carne da vivo, vivo ancora, non resuscitato, vivo. Non lasciate che tutto il dolore rimanga solo dolore, che la morte sia solo morte e le preghiere restino esasperati desideri inconsolati: prendete questa festa e mangiatene tutti, con tutta la fame che ogni uomo ha di se stesso e il rispetto del nutrimento proprio e altrui.

Pubblicato da Gisella Blanco

Poetessa, giurista, animalista ed estremamente gattofila, buddista, anticlericale e tantissimi altri difetti!

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