L’ho fatto.
Sul numero 121, marzo 2026 di Atelier cartaceo, ho provato a fare una disamina sulla poesia di Valerio Magrelli, partendo dalla sua posizione (postura) di saggia e anche cauta equidistanza dalla linee poetiche contemporanee, con varie digressioni tra Ponge e Brecht, Wittgenstein e Lacan, facendo il punto a partire dalle cose del mondo e i giochi linguistici che sollecitano.
Si inizia da una particolarissima plaquette uscita per Stampa 2009 Editore, a cura del caro Maurizio Cucchi, che sembra inaugurare un genere letterario nuovo, in una società (letteraria e non) in cui il “nuovo” è qualcosa che si rincorre ma spesso risulta evanescente, tardivo. Non in tutti i casi, però.
E, insomma, per citare Valerio, “C’è chi fa il pane/Io faccio Sangue Amaro”.
E se la poesia (e la bolla) fanno spesso fare sangue amaro a chi le pratica, tocca proprio continuare a leggere autori che, nonostante il tempo che passa, hanno sempre qualcosa da dirci.
Buona lettura!
