Su Il Foglio di oggi, vi parlo dell’ultima fatica poetica di Vincenzo Mascolo, “Il minimo comune viaggiatore”, edito da Interno Poesia e con una nota introduttiva di Claudio Damiani.
Parlare di un’opera così stratificata significa accettare la sfida di indovinare le molte voci interiorizzate che fanno del poeta, ancora oggi, il simbolo di una coralità socio-culturale non ancora del tutto sparita, senza mai rinunciare però al proprio personale io, multiforme, romantico secondo l’accezione dei grandi poeti inglesi dell’Ottocento, onesto nel senso di Saba. Non mancano i riferimenti a contemporanei come Valerio Magrelli. Impossibile, poi, indagando i testi di Mascolo, sia in versi che in prosa, non pensare a Bertolucci.
L’invito è a leggerlo per entrare nella sua personale cosmogonia che un po’ tutti ci riguarda.
