Su Stefano Modeo

Su Atelier vi parlo di Stefano Modeo e del suo “Partire da qui”, edito da Interno Poesia.

I primi testi appaiono come dei quadretti impressionistici, puntiformi, macchiaioli (“la macchia – disse un esponente fiorentino dei macchiaioli, Signorini – non fu altro che un modo troppo preciso del chiaroscuro, ed effetto della necessità in cui si trovarono gli artisti d’allora di emanciparsi dal difetto capitale della vecchia scuola, la quale, ad un’eccessiva trasparenza dei corpi, sagrificava la solidità e il rilievo dei suoi dipinti”), che iniziano con un almeno apparente ritratto paesaggistico per condurre il lettore (ma sembra che l’io voglia condurre il sé allo stesso esito) verso lidi apertamente antropologici: “risale per le vie una verità,/un risentimento delle case,/delle strade. Ma la speranza/non si prende i suoi torti,/restiamo ostili con desiderio/se il vento riprende, nostro tormento”.
Chi è nato al sud, può riconoscere immediatamente quel sentimento di straniamento a cui si compartecipa – volenti o nolenti – nei luoghi del sole che spacca le pietre, inaridisce la terra ma si posa su mari e monti propagando una luce abnorme, insaziabile.

Buona lettura!

Stefano Modeo, “Partire da qui” (Interno Poesia, 2024)

Pubblicato da Gisella Blanco

Poetessa, giurista, animalista ed estremamente gattofila, buddista, anticlericale e tantissimi altri difetti!

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