Su Il Foglio di oggi, vi parlo di “Paradiso” di Stefano Dal Bianco (Garzanti Libri), opera candidata e rientrata nella dozzina de Il Premio Strega Poesia.
Il paesaggio e gli animali di Dal Bianco non sono serafici e rassicuranti come quelli dell’epica quotidiana di Damiani, non sono psicologici come quelli di Villalta, non sono urbanizzati, coscienziali e assedianti come quelli di Bertoni, non sono onirici e civilmente animati come quelli di Anedda, né fortemente allegorici come quelli di De Angelis: sembrano piuttosto tornare al tremito leopardiano d’orrore e di meraviglia davanti all’infinito invocato dal poeta, un “altrove” non trascendente.
Buona lettura, e viva il cane Tito, fedele e allegro compagno di viaggio del poeta.
